La vita può essere sconvolta da un solo istante. A scoprirlo sulla sua pelle è la numerosa famiglia di Piero ed Elisabetta, all’improvviso costretta a fare i conti con le conseguenze di un incidente che ha portato via il primogenito Flavio. Quando, trascorsi due anni, il figlio più piccolo cade sciando durante una vacanza, ecco che i fantasmi del passato si ripresentano prepotentemente.
Il film si pone l’obiettivo di rendere in maniera cinematografica, inteso come forma visiva il dolore per la perdita di un figlio. Attraverso i suoi lunghi silenzi amplificati dai colori freddi dell’ambientazione a cortina ecco che ci viene chiesto di accettare il dolore in tutta la sua forza dirompente e straziante e non cercare di respingerlo magari costruendosi una nuova vita.
Se i due genitori, straordinari Anna Foglietta e Giuseppe Battiston, vivono un’esperienza di questo tipo con uno strazio inevitabile ecco che la speranza e nuovi spunti vitali arrivano dai giovani attori interpretati da Biagio Venditti e Giulietta Rebeggiani. A loro viene affidato il peso non solo di perdere un fratello ma anche di vivere lo stesso momento di ansia per una probabile nuova perdita e vedere impotenti i genitori allontanarsi sempre di più. Nonostante questo anche se solo in alcuni fugaci momenti ecco che viene fuori quel pizzico di leggerezza, brio e sfrontatezza che solo chi ancora possiede un barlume di innocenza può avere.
L’esecuzione del film è di tipo formale, diretta e semplice ma anche carico di quella pesantezza che un lutto si porta dietro in maniera inevitabile. Non c’è possibilità di dialogo o di poter sdrammatizzare perché in fin dei conti non c’è nulla da alleggerire davanti a una situazione del genere. Tutto procede in modo preciso a livello narrativo senza tante sorprese e anche nei comportamenti dei personaggi in maniera forse troppo maniacale e controllata.
Manca di leggerezza e di impulso fuori dai cardini classici il film e dispiace perché noi esseri umani abbiamo la tendenza di fare una battuta anche quando non si dovrebbe, di lasciarci andare a esagerazioni ed esplosioni emotive perché il troppo tenersi dentro porta a esplodere e tirar fuori il dolore. In tal senso e forse per precisa scelta, ecco che il film non si lascia mai andare e regala al pubblico un rigore di eccessiva logica e controllo e forse proprio perché come i suoi personaggi ecco che si dimostra incapace di comunicare tenendosi tutto dentro.
Andrea Arcuri