Rimasta vedova dopo la tragica scomparsa di Mark, Bridget è ora una madre single che si destreggia tra il lavoro e la crescita dei suoi due figli. Sebbene circondata dall’affetto dei suoi amici di sempre e persino dall’ex amante Daniel Cleaver, Bridget si trova in un periodo di stasi emotiva e cerca di trovare una nuova strada. Decide così di rimettersi in gioco, sia nel lavoro che nell’amore e si avventura nel mondo delle app di incontri, dove viene subito affascinata da un giovane corteggiatore ma la vita le riserva anche una serie di incontri bizzarri con il pragmatico insegnante di scienze di Billy.
Bridget Jones torna per la quarta volta a farci ridere con i suoi problemi, i suoi spasimanti e quella carica british che non passerà mai di moda. No stiamo certo parlando di un ritorno legato agli incassi, i film precedenti non hanno mai davvero brillato a livello di incassi con una chiara discesa dal primo al terzo capitolo. Questo nuovo film esce a distanza di 9 anni dal precedente ed in effetti a livello letterario tra “Che pasticcio Bridget Jones” e “Bridget Jones: Un amore di ragazzo” passano circa 15 anni.
Trovato il regista giusto, Michael Morris capace di dare un tocco in più alla parte più emotiva della storia, ecco che di fronte abbiamo una storia che possiede i segni del tempo ma che aggiunge anche tanto cuore. Lungo le oltre due ore di durata abbiamo i vari alti e bassi di Bridget compresi i momenti in cui ricorda l’amato Darcy, morto in una missione di pace, ma non manca la comicità più slapstick, i rimandi al mondo attuale e quella verve comica che è sempre stata presente e non perde di forza dirompente.
In tutto questo c’è un film pieno di emozioni di ogni tipo: amore, delusioni, malinconia, risate, corteggiamenti, testardaggine e tanto altro. Bridget ci prova in ogni modo a vivere appieno la sua vita nonostante i tanti inciampi, metaforici e reali, è sempre lì coerente col suo modo d’essere e speranzosa nel domani. Tra tutto quello che vuole dirci il film è il fatto che crescere significa forse fare i conti con la perdita e con il dolore ma tirare dritto e provare ancora a ritagliarsi un pochino di felicità.
Certo non stiamo parlando di un film improntato alla serietà o al dramma più pesante; Bridget Jones rimane fedele, anche in questo, nell’essere prima di tutto commedia sentimentale. Ecco quindi che c’è Hugh Grant irresistibile come sempre, Emma Thompson esilarante ginecologa che riesce in pochi minuti a lasciare il segno, ci sono gli amici e la famiglia di Bridget che tornano a farci compagnia in un riuscito tuffo nel passato. Sono tanti i rimandi ai primi film con moltissimi oggetti e situazioni che si ripresentano per creare un ottimo legame che farà felici i fan più sentimentali. Le aggiunte in campo amoroso per Bridget sono due e per quanto si possa ben capire come andrà a finire, i personaggi interpretati da Chiwetel Ejiofor e Leo Woodall vanno presi come archetipi della maturità che si fatica ad accettare e della gioventù che non si vuole lasciare andare.
C’era forse il timore di voler attualizzare troppo la storia e il personaggio. Per fortuna però lo spunto legato alle app per cercare un partner non è l’ennesima scusa per farne facile bersaglio di battute ormai già viste. Per fortuna il film ci parla molto di più di una Bridget Jones con problemi adulti e reali e dove proprio in questi risulta importante l’autoanalisi e l’ironia al di là delle mode. C’era anche il timore di vedere Renée Zellweger un po’ fuori forma visto che era esplosa nei primi anni 2000 proprio con questo ruolo per poi partecipare ad alcuni film di successo, vincere due Oscar ma poi sparire con insuccessi vari. L’attrice invece rientra perfettamente nel ruolo, sembra che non siano passati 27 anni dal primo capitolo e ci regala un’interpretazione di altissimo livello non solo perché sembra non essere mai uscita dal ruolo ma per l’aggiunta impressionante di tutta quella componente emotiva legata alla maturità che nei capitoli precedenti mancava.