Nel 1821, Don Diego de la Vega diventa sindaco di Los Angeles per migliorare la sua amata città. Tuttavia, la città si trova in difficoltà finanziarie a causa dell’avidità di un uomo d’affari locale, Don Emmanuel, e i poteri di Diego come sindaco non sono sufficienti per combattere l’ingiustizia. Diego non usa la sua identità di Zorro da 20 anni, ma sembra che non abbia altra scelta che riportare Zorro in vita per il bene comune.
Partiamo dai pregi di quest’opera. Il cast: un vero punto di forza con performance eccezionali a partire da Éric Elmosnino, un antagonista avido ma molto furbo. Grégory Gadebois, nel ruolo del sergente Garcia che viene fuori come goffo e poco rispettato ma anche con piccole sfumature interessanti. Gabriella di Audrey Dana è una donna forte che si lascia prendere dall’impeto del fuoco di passione ma capace di essere una madre amorevole. Bernardo, interpretato da Salvatore Ficarra ha certamente un ruolo tradizionale da spalla silenziosa ma la mimica facciale del comico Siciliano è perfetta per questo ruolo e crea da solo dei momenti iconici. Ovviamente l’attenzione è molto dedita allo Zorro di Jean Dujardin che è convincente nel suo essere uomo d’azione, amante focoso, involontariamente imbranato e con tempi comici perfetti con piccoli spunti introspettivi riguardo il suo doppio ruolo in città. Tale dualità viene esplorata descrivendo la lotta interiore di Diego e le conseguenze della sua doppia vita in modo a volte superficiale ma sempre in tono con il resto dell’opera. Le sequenze d’azione sono ben coreografate e combattimenti capaci di tenere l’attenzione con la giusta dose di momenti giocosi e poco seri. Il tema dell’eroe e di come cambia negli anni è la scelta tematica visto che viene messo in scena non un personaggio giovane nel fiore degli anni ma un uomo adulto e riluttante che deve occuparsi di una città da amministrare e un figlio adottivo. La musica riprende il tema classico del personaggio riuscendo a dare continuità ma anche una propria identità.
La serie non vuole vendersi per qualcosa che in realtà non è affatto, non si nasconde nel fatto che si sbilancia non poco verso aspetti ironici, simpatici e scherzosi sia nei dialoghi sia negli scontri come anche in quello che succede. Il punto di forza maggiore è proprio il suo non prendersi molto sul serio ma vincere su tutti gli aspetti e dare allo spettatore moltissimi intrattenimenti e pochi ma ben mirati e riusciti momenti più profondi.
Viene così offerto un nuovo punto di vista del personaggio che ne onora l’eredità osando non poco portandolo in nuove direzioni. La sua spinta verso l’umorismo potrebbe non piacere a tutti e magari qualcuno voleva vedere l’ennesima trasformazione in un nuovo simil-supereroe con tanto di original-story. Meno male che c’è qualcuno che vuole fare qualcosa di differente distinguendosi dalla massa che sta dimostrando evidenti segni di stanchezza. Questo approccio è una pausa dai toni troppo seri di prodotti che puntano a stupire e poco altro.
Per tutti questi motivi, il nuovo “Zorro” con Jean Dujardin dev’essere visto e pubblicizzato quindi Viva Zorro…su Paramount+ .
Andrea Arcuri