Tratto dall’acclamato dramma francese “Le Bureau des Legendes”, la serie segue Martian, un agente segreto della CIA, a cui viene ordinato di abbandonare la sua vita sotto copertura e di tornare alla stazione di Londra. Quando l’amore che si è lasciato alle spalle riappare, il romanticismo si riaccende. La sua carriera, la sua vera identità e la sua missione si contrappongono al suo cuore, gettando entrambi in un gioco mortale di intrighi internazionali e spionaggio.
Dietro la realizzazione di questa serie c’è una chiara e precisa scelta legata soprattutto al tono scelto. Tutta la narrazione viene portata avanti come nel più classico delle spy-story ma non di quelle adrenaliniche da togliere il fiato, piuttosto siamo nel genere più statico e ragionato con lunghi silenzi e movimenti accompagnati e non stacchi veloci. Anche il comparto tecnico come la fotografia è molto precisa e asettica così come la scelta degli attori e su questo Michael Fassbender è un’ottima scelta vista la sua bravura in questo genere di ruoli.
L’altra scelta su cui si basa “The Agency” è l’intrigo fino a livelli volutamente complicati. Molte storie di spionaggio si presentano con trame altisonanti e dalla creazione macchinosa ma sappiamo che il pubblico è semplice e vuole qualcosa che riesca a capire con il minimo sforzo. Solitamente viene accontentato, puntando poi sull’effetto action e cool così da avere un buon incasso e suon di esplosioni. Invece questa serie in particolare risulta in molti aspetti ostica da seguire, ingarbugliata più del solito e piena di sotto trame che si rischia di perdersi se non si sta particolarmente attenti.
Tenendo ben saldi questi punti non si può certo dire che “The Agency” non abbia una sua precisa identità e si distingua da altri che puntano più sull’intrattenimento. Dire però che troverà un suo pubblico di riferimento visto che si è troppo assuefatti a genere ben più facili da vedere è certamente un azzardo. A questo si aggiunge il fatto che la stessa serie non è priva di difetti. Per quanto prenda come esempio le più classiche serie di spionaggio vecchio stampo, forse questa sua aderenza risulta troppo esagerata e quello che gli manca è un po’ di originalità.
Andrea Arcuri