La storia ruota intorno a Helen Webb, moglie e madre appassionata e scrupolosa, nonché spia professionista. Da 10 anni trasmette i segreti del marito politico all’oscura organizzazione per cui lavora: le Black Doves. Quando il suo amante segreto Jason viene assassinato, il suo capo si affida a Sam per proteggerla. Partiranno insieme in missione per indagare su chi ha ucciso Jason e arrivando a scoprire una vasta cospirazione che collega Londra a un’incombente crisi geopolitica.
Si potrebbe pensare che siamo di fronte ad un ennesimo prodotto di spionaggio, magari l’unico motivo per vederle è l’ennesimo attore e attrice di grande successo che si da ai serial. E’ certamente un piacere rivedere Keira Knightley e l’aggiunta di Ben Whishaw risulta una bella accoppiata vincente. Il classico gruppo di personaggi, ognuno con le sue caratteristiche che parla di cospirazioni tra momenti action o discorsi in grandi aule piene di politici. Soprattutto concentrandosi su i due protagonisti ecco che entrambi cercano di nascondere il proprio lavoro ai rispettivi amanti. Le esplosioni non mancano, i momenti concitati sono ben realizzati così come i combattimenti intervallati da ottime battute che stemperano la tensione.
“Black Doves” si vende nella sua componente più classica forse per tranquillizzare il pubblico desideroso di un’ennesima storia di questo tipo con un paio di volti noti da guardare. Invece la serie, superati questi elementi che hanno la funzione di dare una struttura di fondo, viene fuori lungo la visione per aspetti molto differenti e ben resi.
Mettendo al centro due personaggi non molto convenzionali ecco che “Black Doves” riesce a distinguersi e dare nuova linfa ad un genere riconoscibile e a volte troppo statico.
Prima di tutto evita di puntare all’ennesima donna action, la Knightley, che si reinventa e ci viene presentata come in forte dubbio morale capace di tramettere forti emozioni in ogni suo aspetto anche quello action ovviamente quando serve. Ben Whishaw è l’arma segreta di questa serie, la parte più attiva spetta a lui e svolge il proprio ruolo nel migliore dei modi anche se non siamo abituati a vederlo con questo genere di personaggio, i più lo ricorderanno nel ruolo del mago dei gadget Q nell’ultimo ciclo di film dedicati a James Bond.
Grazie soprattutto a questa coppia all’apparenza mal assortita ma dalla chimica ben riuscita, ecco che tutto il resto della serie quali le battute ad effetto, gli intrighi politici e i discorsi altisonanti funzionano e risultano molto più interessanti di quanto lo siano in realtà.
All’inizio ci si avvicina a “Black Doves” per i nomi sulla locandina e quel desiderio di vedere (l’ennesima) spy-story con corse all’impazzata e tanta azione. Ci si affeziona a questa serie per i suoi personaggi originali ben costruiti e pieni di sfaccettature divertenti che trasmettono un magnetico cameratismo grazie ad un’amicizia sincera in un mondo di spie.
Andrea Arcuri